Razionale

Nella moderna farmacologia non ci si può accontentare che un farmaco riduca semplicemente la pressione arteriosa, la glicemia, il colesterolo o i trigliceridi, ma è obbligatorio per i farmaci più recentemente messi a disposizione del medico, anche la capacità di condizionare una riduzione del danno d'organo (a livello della circolazione coronarica, cerebrale e renale) e delle patologie concomitanti.

Per quanto concerne l’aderenza alla terapia, le azioni rivolte alla compliance del paziente e le combinazioni fisse di farmaci, in unica somministrazione, costituiscono un possibile e concreto approccio alla gestione del problema. Un fenomeno, invece, non certo recente come insorgenza, ma solo ultimamente evidenziato, codificato e sottolineato è quello dell’inerzia terapeutica del medico. Si tratta di un atteggiamento del medico che, pur nella consapevolezza che il paziente non sta raggiungendo gli obiettivi del trattamento oppure sta assumendo una terapia obsoleta, inadeguata o sottodosata, non adotta gli interventi atti a risolvere il problema.

La medicina ha coniato il concetto di 'malattia', ma il singolo malato si presenta spesso con un quadro clinico complesso in rapporto alla coesistenza di più condizioni morbose. Il medico ha bisogno di riflettere sulla complessità perché, nell'attività quotidiana, deve affrontarla e risolverla per una gestione appropriata del paziente. Dobbiamo perciò, con vera umiltà, cercare di condividere un percorso per cui mancano riferimenti forti.

Ultime modifiche: mercoledì, 12 dicembre 2018, 10:18